Lasciato, ma non abbandonato del tutto, il classicismo che ha condizionato la sua prima "fase" scultorea, Vincenzo Chiazza è penetrato nell'area delle forme essenziali, a narrare sempre momenti dell'umanità ma quasi al limite tra la realtà e l'ipotesi. Morbide e armoniose strutture che si estrapolano dai pensieri per divenire potenza descrittiva in una somma di valori psicologici e ideali per raggiungere un credo artistico tale da lasciare ogni formulazione retorica senza dimenticare le immagini.  
 
La mistica terracotta, il caldo legno (olmo, tiglio e noce), il solenne bronzo, sotto le abili mani di Chiazza si mutano in attimi di passione, di palpiti repressi, di indagini introspettive del soggetto scelto, dalla Terra al Mito. Un percorso di puro fascino visivo dove l'incontro con la materia spinge la mente a nuove interpretazioni singole.
 
Il titolo delle opere è puramente indicativo sul pensiero dello scultore, le forme sinuose e levigate in una tensione di pieni e di vuoti con spazi a chiamare luce, possono anche non avere una precisa connotazione lasciando alla gente motivi per discutere con se stessa e con altri.
 
La maternità suggerisce affetto, un abbraccio chiede amore e speranza, un nudo provoca sensazioni, figure insieme o da sole camminano in un ipotetico cielo, il lottatore vuole trasmettere vitalità ed Afrodite conduce a sogni surreali.
 
Ed è proprio il surreale a involgere queste forme protese verso un dialogo infinito, parte dell'ovulo greco per giungere a nuovi volumi dove protagonista è ancora la "curva", segno indiscusso di eterna suggestione.
 
Vincenzo Chiazza lavora con passione, il suo è un creare oltre la staticità, un cercare il movimento dinamico nella materia liberata dagli affanni dell'esistere. La terracotta, il legno ed il bronzo sono, per Chiazza, un mezzo di evasione, oltre i confini del visto per entrare nelle favole di un mondo irreale e pure ancorato al nostro pianeta ricco di intenzioni ed emozioni ma povero di spiritualità.

Vittorio Bottino

Vincenzo Chiazza